Clima, al via la Pre-Cop di Milano. Draghi: «Abbiamo molto da imparare»

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Con la consegna ai ministri dell’Ambiente delle proposte approvate mercoledì 29 settembre, la Youth4Climate passa il testimone ai leader mondiali. La conferenza dei giovani si chiude con una serie di richieste audaci e l’appello a fare di più per fermare il surriscaldamento globale. Il documento, frutto del lavoro di 400 delegati arrivati da tutto il mondo, sarà ora preso in considerazione dai rappresentanti di 50 Stati e delle agenzie Onu nella Pre-Cop26 di Milano.

Il passaggio di consegne è avvenuto alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e del premier Mario Draghi, che ha incontrato a margine le attiviste Greta Thunberg, Vanessa Nakate e Martina Comparelli.

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Le parole di Draghi

Nel suo intervento, Draghi ha ringraziato i giovani «che rappresentano la generazione che ha più da perdere dai cambiamenti climatici. Avete ragione a chiedere responsabilità. Abbiamo molto da imparare, vi ascolteremo». Crisi climatica, diseguaglianza, povertà e crisi alimentare sono collegate, ha detto il premier. «La transizione è una necessità o la affrontiamo ora o pagheremo un prezzo ancora più alto in futuro», a causa dei disastri causati dal global warming.

L’Italia sta cercando di muoversi nella giusta direzione e ha stanziato il 40% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la transizione ecologica, ha detto Draghi. «Dobbiamo aumentare la quota delle rinnovabili nel mix energetico nel Paese e creare una mobilità più sostenibile». Ma per avere successo, ha avvisato il premier, «tutti i Paesi devono fare la loro parte, a cominciare da quelli del G20», che rappresentano l’80% delle emissioni globali di gas serra. Draghi dà appuntamento al vertice dei Venti grandi di fine ottobre per accelerare gli sforzi per contenere il surriscaldamento globale entro la soglia di 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Un obiettivo ormai considerato molto complicato da raggiungere da diversi report scientifici.

Ai lavori sono intervenuti da remoto il premier britannico, Boris Johnson, e il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che più volte ha lanciato l’allarme sui pericoli del climate change. «Un bambino nato nel 2020 dovrà sopportare temperature elevate sette volte di più e due volte la siccità rispetto ai suoi nonni. I giovani di tutto il mondo stanno già pagando il prezzo per le azioni senza scrupoli di chi è venuto prima di loro». Ha detto il Johnson.

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