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Questo clima di pandemia, che attanaglia il mondo
ormai da oltre un anno e mezzo, si è tradotto in una condizione di forte stress
per  tutti, ma soprattutto per gli
adolescenti. Vari studi, condotti in tutto il mondo evidenziano come fra gli
adolescenti si sia registrato un aumento dei disturbi del sonno e dell’ansia in
generale e in molti casi di depressione e di forte chiusura, rendimento
scolastico gravemente insufficiente e conseguente abbandono degli studi
.

Con la seconda ondata pandemica, nel periodo successivo
all’ottobre 2020, ovunque in Italia, gli psicologi, psicoterapeuti e gli
appartenenti alle cosiddette professioni d’aiuto in generale, hanno, registrato
un forte aumento delle richieste di aiuto nell’ordine del 25/30 % in più
rispetto agli anni precedenti. I dati provenienti da vari pronto soccorso, dei
principali ospedali italiani, denunciano il netto aumento dei tentativi di
suicidio e un’elevatissima frequenza di atti di autolesionismo fra i più
giovani, al punto che gran parte degli accessi al pronto soccorso da parte di
adolescenti, sono prevalentemente di questo tipo.

Come mai il quadro che emerge con la seconda ondata
pandemica è decisamente più grave se non addirittura drammatico per molti
adolescenti,  rispetto al primo lockdown,
apparentemente più rigido?

Rispetto al primo lockdown “Ad ottobre… la chiusura delle
scuole, almeno per la secondaria di secondo grado, ha coinciso con l’assenza
dei genitori, che nella maggior parte dei casi avevano ripreso la propria
attività lavorativa, e questo probabilmente ha ridotto gli strumenti di difesa
dei ragazzi, che in qualche modo, si sono sentiti più soli. La solitudine è
l’aspetto che più frequentemente i ragazzi ci raccontano quando ci raggiungono
in ospedale
.” afferma Stefano Vicari, Professore Ordinario di
Neuropsichiatria Infantile presso la facoltà di Medicina e Chirurgia
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e
Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria
dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma
in una recente intervista a Orizzonte Scuola.

Tutte le scuole hanno proseguito l’attività didattica,
a distanza (DAD), ma qualcosa non ha funzionato e moltissimi sono i casi di
abbandono, anche fra ragazzi che prima della pandemia non avevano particolari
problemi. Come mai?

L’isolamento e la didattica a distanza hanno un impatto
significativo sulla vita degli adolescenti. Il momento della scuola e del contatto con i
compagni di classe
 rappresenta una delle esperienze che definisce
un adolescente dal punto di vista dell’identità sociale.
La didattica a distanza ha tolto il legame con il luogo fisico
della classe
 e questo porta i ragazzi a sentirsi più soli
– continua
Giuseppe Riva, Professore ordinario di Psicologia dell’Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano in un articolo di auxologico.it – le relazioni online sono molto diverse da
quelle faccia a faccia e questo, alla lunga, può creare un senso di disorientamento e
di disagio”
.

Perché la Didattica a Distanza o DAD, comprese le sue
forme ibride come la cosiddetta Didattica Digitale Integrata sono molto meno
efficaci rispetto alle forme di didattica presenziale. C’è una spiegazione
scientifica?

Sempre secondo il Prof. Riva della Cattolica di
Milano, nel nostro cervello ci sono particolari neuroni, denominati “neuroni
specchio
”, che si attivano sia quando eseguiamo un’azione, che quando
vediamo altre persone eseguire azioni. Questi neuroni sono fondamentali nei
processi di apprendimento, in quanto generano la connessione neuronale di
empatia, essenziale per qualunque relazione, ma in particolare per
l’apprendimento e quindi per la didattica. La relazione tra studente e docente
e tra i diversi studenti, è quindi fondamentale per l’efficacia dei processi di
apprendimento e nella didattica a distanza, questo aspetto manca quasi del
tutto.

Altri neuroni che risentono negativamente delle dinamiche
della DAD sono i cosiddetti “neuroni gps”, fondamentali per l’orientarsi
nello spazio, ma che hanno un ruolo fondamentale nella memoria autobiografica,
necessaria per ricordare e contestualizzare luoghi ed eventi. La capacità di
collegare tra loro le esperienze e i luoghi, è fondamentale perché l’esperienza
fatta venga interiorizzata e integrata nella nostra identità. Nella DAD i
neuroni GPS non vengono attivati con conseguente e maggiore difficoltà nel
fissare nella memoria autobiografica le esperienze acquisite e il rischio di
dimenticare quasi subito quanto appreso è enorme.

Quali sono le strategie corrette e di facile
applicazione anche in ambito scolastico, per il recupero allo studio dei
ragazzi e per la prevenzione e gestione di situazioni come quelle che si sono
verificate nell’ultimo anno scolastico?

Applichiamo uno specifico protocollo, denominato LEVANTATE-
spiega il Prof. Guerisoli direttore di Istituto Kant, la più prestigiosa scuola
privata della provincia della Spezia – nasce su iniziativa di FEDERCERT,
l’associazione Italiana di Enti di Formazione e Certificazione delle
Competenze, di cui sono presidente ed è stato predisposto da un gruppo di
studio misto, composto da psicologi, appartenenti alle c.d. professioni d’aiuto
e insegnanti della Scuola pubblica e privata, presieduto e coordinato dal Dott.
Egidio Francesco CIPRIANO
, psicologo, presidente dell’Associazione Italiana per
il Benessere Psico Fisico “Memento Futuri” e responsabile della segreteria
scientifica dell’Associazione Italiana di Metapsicologia Applicata, esperto di
cyberbullismo ed ideatore della Mindfulness Transgernerazionale. Il protocollo
LEVANTATE, che sarà applicato al Kant, con il nuovo anno scolastico – illustra
il Dott. CIPRIANO – costituisce uno strumento pratico, facilmente applicabile,
in ambito scolastico ed è utilizzabile direttamente dai docenti, che operano
sul campo, a stretto contatto con i ragazzi, per la comprensione dei segnali,
che i giovani lanciano continuamente, quando con atteggiamenti di chiusura e
anche di disturbo, rifiutano lo studio, e permette di elaborare corrette
strategie di intervento, per la gestione di queste problematiche, sempre più
frequenti e aumentate in maniera esponenziale, con la pandemia e con il ricorso
alla didattica a distanza.

Ci sono molti casi di abbandono scolastico anche nelle scuole
secondarie spezzine? Quali sono le problematiche più frequenti?

La Spezia ovviamente non fa eccezione. Moltissimi sono i
casi di abbandono scolastico, magari non ufficializzati con comunicazione
formale alle istituzioni scolastiche di appartenenza – prosegue il Prof.
Pierino V. Guerisoli, direttore di Istituto Kant. Dopo le vacanze natalizie,
molti ragazzi con problemi pregressi, risalenti all’anno precedente, quando il
ministero dell’Istruzione aveva di fatto vietato le bocciature, avevano iniziato
l’anno senza recuperare le gravi insufficienze dell’anno precedente e si erano
resi conto che sarebbe stato per loro impossibile colmare lacune, in così tante
materie e che i loro docenti, che l’anno prima si erano sentiti costretti a
promuovere, erano dichiaratamente indisponibili alla clemenza. In molti di
questi casi la reazione dei ragazzi, di fronte ad una situazione già complicata
da demotivazione, ansia, smarrimento e problematiche psicologiche scatenate dal
perdurare della pandemia e conseguenti divieti e ostacoli alla circolazione e
socializzazione, hanno reagito con il rifiuto della DAD. Alla ripresa delle
lezioni dopo le festività natalizie, obbligatoriamente in DAD anche per noi,
come da disposizioni governative, abbiamo cominciato a ricevere richieste di
aiuto, da parte di genitori disperati, perché i figli rifiutavano la DAD e
preferivano rimanere chiusi in camera a dormire, disertando le lezioni con le
più svariate motivazioni.

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