Iraq, il grande malato del Medio Oriente al voto sotto lo sguardo di Usa e Iran

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Il panorama politico iracheno

Come nella società , anche nella politica le diverse formazioni sono delineate dalle diverse confessioni ed etnie. VI sono dunque tre grandi gruppi politici: gli sciiti, i sunniti ed i curdi. La maggioranza sciita non è tuttavia un monolite. I suoi movimenti politici sciiti sono divisi, a volte in conflitto. La rivalità maggiore è tra il gruppo che invoca una maggiore indipendenza del Paese dalle potenze internazionali, e si batte conto l’ingerenza iraniana e il potente blocco di partiti che invece paiono la longa manus di Teheran in Iraq. Nel primo gruppo svetta la figura del clerico Moqtada al-Sadr, il vincitore delle elezioni del 2018, il clerico che armò una milizia sciita filoiraniana (le brigate Badr) contro le forze americane nel 2003, ma che ora è concentrato sui problemi interni del Paese e punta ad affrancarsi dal giogo di Teheran. Il secondo gruppo è dominato dall’Alleanza “Fatah”, guidata dal leader paramilitare Hadi al-Ameri. Nelle ultime elezioni era seconda. Ed è questa coalizione a preoccupare maggiormente i Paesi occidentali, Stati Uniti in testa. Perché comprende partiti affiliati alle Forze di mobilitazione popolare, un gruppo ombrello di milizie sciite per lo più filoiraniane, salite alla ribalta durante la guerra contro lo Stato islamico. Tra le milizie più intransigenti e potenti vi sono Asaib Ahl al-Haq e, per la prima volta, Kataib Hezbollah. Entrambi i gruppi, molto vicini a Teheran, si sono scontrati militarmente con le forze americane anche sotto l’Amministrazione del presidente Joe Biden. Vi sono anche formazioni legate al controverso e premier Nouri al Maliki, personaggio ancora influente.

Tra i principali partititi restano il Kdp e il Puk, legati ai clan Barzani e Talabani e ai rispettivi gruppi di peshmerga. I principali partiti sunniti sono cinque, presenti soprattutto nelle province occidentali.

Comunque andrà, anche questa volta appare improbabile che una coalizioni ottenga la maggioranza assoluta. Con ogni probabilità sarà dunque necessario una serie di negoziati, probabilmente lunghi, per individuare prima un primo ministro che possa riscuotere il consenso dei partiti coinvolti nelle trattative. E poi che le forze politiche accettino una sorta di Governo di coalizione. Questo è lo scenario probabile. Ma non se ne possono escludere altri.

Un elezione trasparente?

Insomma quanto sia sentita questa votazione lo si può evincere anche dal numero di osservatori internazionali, oltre 600 di cui almeno 150 inviati dalle Nazioni Unite. Dovranno assistere la Commissione elettorale nazionale durante la votazione e durante uno spoglio che si preannuncio complesso e pieno di ostacoli.

Quest’anno l’Iraq introduce per la prima volta le carte biometriche per gli elettori. Per prevenire l’abuso delle tessere elettorali elettroniche, e quindi un doppio voto, le autorità hanno deciso di disabilitarle per 72 ore dopo che l’elettore ha espresso il voro. C’è poi un’altra novità di non poco conto. La nuova legge elettorale, approvata nel 2020, consentirà ai candidati indipendenti di avere una reale chance per emergere. Frodi permettendo, potremmo dire che, se si svolgerà in modo trasparente, questo consentirà per la prima volta di dar loro più voce che in passato.

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