Libia, dopo Saif Gheddafi anche il generale Haftar si candida alle elezioni presidenziali

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Dopo Saif al-Islam, il secondogenito dell’ex dittatore Muammar Gheddafi, è uscito allo scoperto anche Khalifa Haftar. Il potente generale della Cirenaica, 78 anni, l’uomo che due anni fa ha cinto d’assedio con le sue milizie la capitale Tripoli (per poi esser costretto alla ritirata) ha formalizzato la sua candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 24 dicembre.
Sono dieci anni che la Libia non ha un capo di Stato. L’ultimo, il “Rais”, era salito al potere con un colpo di Stato e aveva governato il Paese con il pugno di ferro per 42 lunghi anni.

Haftar, la parabola discendente del signore della Cirenaica

Dopo aver depositato i documenti necessari all’Alta Commissione elettorale di Bengasi, la città simbolo della Libia orientale da cui nel febbraio 2011 partì la rivolta contro il regime, Haftar ha subito precisato il motivo della sua candidatura: «Mi candido per guidare il popolo in una fase decisiva e non per cercare il potere», aggiungendo di voler impegnarsi per «l’unità, la sovranità e l’indipendenza del Paese, in un momento storico». Certo sentire parlare di unità del Paese da parte del generale che ha dichiarato guerra al Governo riconosciuto delle Nazioni Unite ed ha di fatto spaccato la Libia, invischiandola in una conflitto dal 2014, e favorendo l’arrivo di mercenari e militari stranieri in soccorso ai due fronti, può suscitare più di qualche perplessità.

Ma era tempo che il generale nemico di ogni forma di islamismo, dagli estremisti fino a quelli moderati della Fratellanza musulmana, ed appoggiato da Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia, coltivava il sogno di diventare presidente. Tanto che il 23 settembre aveva annunciato di farsi da parte dal comando della Lna, il suo potente esercito, composto da quasi 20mila effettivi, passando i poteri al suo capo di Stato maggiore. In questo modo Haftar non violava la legge elettorale libica secondo cui nessuno può essere candidato se nei tre mesi precedenti ha avuto incarichi pubblici o incarichi militari. Agli occhi di molti libici, soprattutto la parte islamista e conservatrice, Haftar non è però ben visto. La sua lunga permanenza negli Stati Uniti lo rende uno “straniero”. I suoi recenti insuccessi militari ne hanno intaccato l’immagine di uomo forte.

Saif al-Islam, il figlio di Gheddafi “candidato sorpresa”

Ci si domanda tuttavia cosa e chi saranno gli altri candidati. La parabola di Saif al-Islam, oggi 49 anni, era stata sorprendente. Formatosi nel Regno Unito, delfino di Muammar, candidato a succedere al padre, aveva sempre cercato di ammorbidire le intemperanze del regime, optando per moderate riforme e mostrando una “simpatia” verso la difesa dei diritti umani.

Dallo scoppio della rivolta contro il regime, nel febbraio 2011, trasformatasi subito in guerra civile, Saif il riformatore indossò i panni di Saif il repressore, guidando prima la repressione contro le proteste popolari e poi mettendosi a capo dell’esercito libico contro le forze dei ribelli. Arrestato dalla tribù Zintan, e custodito in un luogo segreto, fu condannato a morte in contumacia da un tribunale di Tripoli nel 2015. Nel 2016 , però, ha anche lui beneficiato dell’amnistia, rimanendo tuttavia in uno stato di clandestinità.

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