Perché serve la terza dose: dopo 6 mesi la protezione dal contagio cala al 50%

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C’è un nuovo dato che conferma la necessità di proteggersi con la terza dose dopo 6 mesi. È quello appena pubblicato dall’Istituto superiore di Sanità dove per la prima volta si registra l’efficacia del vaccino prima e dopo i 180 giorni dall’iniezione. Nella tabella messa a punto dall’Iss infatti lo scudo del vaccino contro l’infezione – la possibilità cioè di contagiarsi – scende in media in modo significativo dopo i 6 mesi e cioè al 50,2%, mentre  prima dei 6 mesi dall’ultima dose la protezione contro i contagi è invece (sempre in media) del 75,7%.

Resta alta la protezione contro le forme gravi

Il nuovo dato dell’Istituto superiore di Sanità ribadisce la necessità di effettuare una terza dose già a partire dai 6 mesi dall’ultima iniezione, soprattutto per proteggersi dall’infezione mentre lo scudo contro le forme più gravi che portano all’ospedalizzazione resta sempre alto. Secondo questa nuova tabella infatti dopo 180 giorni la protezione dall’infezione (cioè dal contagio) scende al 50,2% (prima dei 6 mesi è in media 75,7%), ma resta alta la protezione dalla «malattia severa», cioè dal rischio di finire in ospedale, che sempre dopo 6 mesi è dell’82,1% (prima dei 6 mesi invece è del 91,8%). «Dopo i 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale – avverte l’Iss – si osserva una forte diminuzione dell’efficacia vaccinale nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età. In generale, su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 76% nei vaccinati con ciclo completo entro i sei mesi rispetto ai non vaccinati, al 50% nei vaccinati con ciclo completo oltre i sei mesi rispetto ai non vaccinati».

Il calo più significativo è tra gli anziani

Insomma dai dati dell’Iss si vede che c’è un calo molto netto per le infezioni, mentre è più contenuto per il cosiddetto «covid severo», che riunisce ricoveri, terapie intensive e decessi. «Nel caso di malattia severa – continua l’Iss – la differenza fra vaccinati con ciclo completo da oltre e da meno di sei mesi risulta minore. Si osserva, infatti, una decrescita dell’efficacia vaccinale di circa 10 punti percentuali, in quanto l’efficacia per i vaccinati con ciclo completo da meno di sei mesi è pari al 92% rispetto ai non vaccinati, mentre risulta pari all’82% per i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi rispetto ai non vaccinati». Il calo si vede in tutte le fasce di età, ma statisticamente è più significativo per i più anziani, perché siamo ancora in una fase in cui la stragrande maggioranza di vaccinati da più di 6 mesi (sono circa 1,8 milioni), e i pochi che non sono anziani sono quelli che si sono vaccinati per primi: quindi o sono molto fragili o fanno parte di categorie particolari, come gli operatori sanitari, che sono più a rischio contagio. Non a caso la protezione dal contagio cala al 39,6% nella fascia 60-79 anni e al 41,9% tra i 40 e i 59 anni, mentre prima dei 6 mesi lo scudo dall’infezione è al 71,9% per queste due fasce d’età.

L’importanza della terza dose

«L’efficacia vaccinale rimane molto elevata per ospedalizzazioni, ricoveri in terapia e per i decessi, supera il 90%, mentre per la diagnosi, soprattutto per le fasce di età più centrali è un po’ più bassa. Si abbassa significativamente a partire dal sesto mese. Per questo è importante aderire, man mano che passano i sei mesi, alla terza dose in base alle modalità raccomandate dal ministero», ha confermato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) nel suo intervento alla consueta conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio Covid-19 della Cabina di Regia. «Ci sono milioni di cittadini – ha aggiunto ancora Brusaferro – che non hanno fatto nemmeno una dose, ed è estremamente importante che inizino il ciclo».

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