Turismo: servono 387mila lavoratori, ma il 40% è introvabile

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I punti chiaveLalli (Federturismo): «Mancano quasi 4 figure su 10»I limiti del mercato del lavoroRitornati i cartelli “Cercasi personale”Ascolta la versione audio dell'articolo

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Ci sono strutture che hanno difficoltà ad scoperchiare in queste settimane perché non trovano receptionist, cuochi, camerieri. Dopo due anni di fermo, con aperture e chiusure a singhiozzo, il settore turistico-alberghiero ha perso tantissimi lavoratori che hanno deciso di puntare su professioni più sicure e meno “sacrificanti” dal punto di vista degli orari. Tante persone si sono riposizionate nella grosso distribuzione, o come corrieri. Molti stranieri durante l’emergenza sono tornati nei loro Paesi d’origine. E adesso che si allentano le restrizioni, e il maxi comparto vede una ripresa, si assiste al paradosso che cresce la domanda di lavoro, ma si fatica a trovare personale stagionale, come ha evidenziato anche il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, parlando di un fabbisogno occupazionale di circa 300-350mila profili, una larga fetta dei quali introvabili. Unioncamere e Anpal certificano un fabbisogno tra maggio e luglio di 387.720 lavoratori per i servizi di alloggio, ristorazione e turistici.

Lalli (Federturismo): «Mancano quasi 4 figure su 10»

«Sono migliaia le testimonianze di imprenditori che si sono visti rifiutare proposte di assunzione da lavoratori oggi inoccupati e spesso la ragione di tale ritrosia ad essere assunti risiede nella “concorrenza” che si è venuta a determinare tra reddito da lavoro e fruizione del reddito di cittadinanza o di altri sussidi come la Naspi – sostiene Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria – . Mancano quasi 4 figure su 10 ed è bloccata la formazione dei giovani che preferiscono gli ammortizzatori sociali che rallentano il ritorno al lavoro». Sulla stessa durata d’onda Maria Carmela Colaiacovo, numero uno di Confindustria Alberghi: «La carenza di personale è generalizzata per tutte le figure professionali – dopo 2 anni di fermo in cui c’è stata dispersione delle competenze – ma l’area che al momento è in maggiore sofferenza è quella del F&B, soprattutto per quanto riguarda il personale di sala: dal restaurant manager, al commis di sala, dal maitre allo chef de rang, tutti figure praticamente introvabili per le nostre strutture. Inoltre se per la figura del cuoco il richiamo mediatico delle tante trasmissioni televisive ha avvicinato il grosso pubblico a questa professione, così non è stato per la figura del cameriere: a differenza dell’executive chef, la figura del restaurant manager non è mai stata pubblicizzata. C’è appresso il fattore culturale. In Italia raramente il mestiere del cameriere viene visto come una professione di alto livello, ma spesso è interpretato come un lavoro di ripiego».

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